Struttura ricettiva e costi energetici: dove intervenire per risparmiare
- Redazione

- 1 giorno fa
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Una struttura ricettiva oggi si trova spesso a gestire una voce di costo sempre più pesante: l’energia. Tra climatizzazione, acqua calda, lavanderia e servizi per gli ospiti, i consumi possono variare molto e incidere in modo diretto sui margini della struttura.
Io sono Andrea Bovino, Consulente Energetico Indipendente per aziende. In questo articolo vediamo dove si concentrano i principali consumi energetici e come intervenire per ridurre davvero i costi di luce e gas, con un approccio pratico basato sull’analisi delle forniture e delle bollette.
Indice dei contenuti
Perché la bolletta cambia così tanto in una struttura ricettiva
Se gestisci una struttura ricettiva, avrai sicuramente notato che la bolletta luce e gas non è mai uguale da un periodo all’altro. Ci sono mesi in cui i costi salgono in modo evidente e altri in cui sembrano più sotto controllo (e non sempre è chiaro il motivo).
Il punto è che i consumi energetici sono direttamente legati a come lavora la struttura. Quando aumentano le presenze (più camere occupate, più acqua calda, più utilizzo di climatizzazione e servizi), aumentano anche i consumi.
Poi ci sono altri elementi che incidono:
tipo di struttura (hotel, B&B, agriturismo, casa vacanza);
servizi offerti, come ristorante, lavanderia o spa;
modo in cui vengono utilizzati gli impianti durante la giornata.
Tuttavia, quello che vedo spesso nel mio lavoro è che strutture anche molto simili tra loro (per dimensioni e numero di ospiti) possono avere costi energetici molto diversi. E il motivo, nella maggior parte dei casi, non è solo il consumo, ma come viene gestita l’energia della struttura.
Dove si concentrano i costi energetici in una struttura ricettiva
Quando analizzo i costi di una struttura ricettiva, il punto è capire dove si consuma. Nella maggior parte dei casi, i consumi si concentrano sempre negli stessi punti:
climatizzazione degli ambienti, soprattutto nei periodi di alta stagione;
acqua calda sanitaria, utilizzata continuamente dagli ospiti;
cucina e ristorazione (quando presenti);
lavanderia interna, se gestita direttamente dalla struttura;
illuminazione di camere e spazi comuni, spesso attiva per molte ore.
💡 ATTENZIONE: questo sono TUTTE ATTIVITÀ NORMALI, NON SPRECHI.
Il problema è che, messe insieme, diventano una voce di costo importante. Per questo motivo, quando si parla di ridurre i costi energetici, il primo passo è avere chiaro come e dove viene utilizzata l’energia all’interno della struttura.
Come ridurre i costi energetici in una struttura ricettiva
Per ridurre i costi energetici, il punto è questo: capire se la tua struttura ricettiva sta pagando l’energia alle condizioni giuste.
Nella mia esperienza, molte strutture lavorano bene dal punto di vista operativo, ma non hanno mai verificato nel dettaglio come è strutturata la loro fornitura energetica. Ed è qui che spesso si trovano i margini più interessanti.
In concreto, le aree su cui ha senso intervenire sono:
contratti luce e gas: spesso rinnovati automaticamente senza una vera analisi;
condizioni economiche applicate: nel tempo possono non essere più competitive;
potenza impegnata: non sempre coerente con i consumi reali della struttura;
monitoraggio dei consumi: nelle strutture ricettive varia molto durante l’anno.
Ti pongo un piccolo quesito.
Due strutture simili hanno lo stesso numero di camere e servizi. Tuttavia, hanno costi energetici molto diversi. Come mai? Perché una non solo gestisce meglio l’energia, ma sta pagando l’energia alle giuste condizioni.
Struttura ricettiva: il peso dei contratti energetici sui costi
Come abbiamo visto, l’errore da non fare è concentrarsi soltanto sui consumi. In realtà, nella maggior parte dei casi, la differenza la fa il contratto di fornitura energetica.
Mi capita spesso di analizzare strutture che lavorano bene, con consumi coerenti con il tipo di attività, ma che pagano condizioni poco vantaggiose senza saperlo. Questo succede per diversi motivi:
contratti attivati anni prima e mai più rivisti;
rinnovi automatici con condizioni aggiornate poco favorevoli;
tariffe non più competitive rispetto al mercato;
mancata verifica delle condizioni applicate dal fornitore.
Nel tempo, questi elementi possono incidere molto più dei consumi stessi. Perché una struttura può lavorare bene, avere impianti efficienti e gestire correttamente l’energia, ma continuare a pagare più del necessario semplicemente perché il contratto non è più adatto alla sua situazione attuale.
Ecco come questa attività ha ridotto i costi energetici del 20%
Qualche tempo fa sono stato contattato da un’attività i cui costi energetici erano aumentati in modo significativo, senza che ci fossero stati cambiamenti nella gestione operativa. La struttura lavorava come sempre: stessi servizi, stessi orari, stessi consumi percepiti.
Il punto era capire cosa stesse succedendo davvero.
Abbiamo quindi iniziato dalla base:
analisi della bolletta;
analisi delle condizioni della fornitura energetica.
Da questa verifica sono emersi alcuni aspetti legati al contratto che nel tempo non erano più stati rivisti. Nel dettaglio, condizioni non più allineate alla situazione attuale dell’attività. Intervenendo su questi elementi è stato possibile riorganizzare la fornitura energetica.
Il risultato?
Una riduzione dei costi energetici fino al 20%, senza modificare il modo in cui l’attività lavorava ogni giorno.
Ridurre i costi energetici in una struttura ricettiva è una scelta di gestione
In una struttura ricettiva, l’energia è una delle voci di costo che incide di più nel tempo. E, proprio perché è una spesa continua, anche piccoli margini di ottimizzazione possono fare la differenza.
Tuttavia, ridurre i costi energetici non significa necessariamente consumare meno, ma gestire meglio la fornitura e le condizioni contrattuali. È un lavoro che richiede analisi, competenze e una lettura approfondita della bolletta.
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